A Francesca

Liceo Classico T. Parentucelli

Sarzana (SP)

Anno 2011/2012

          

        LA SAGGEZZA DELLO YOGA

 

 

 

 

Francesca Neri

Classe V D

 

 

In Oriente si formò molto prima che in Occidente una riflessione sull’uomo e sul mondo, elaborata e affascinante, che nel corso dei secoli si è differenziata in molteplici percorsi. La radice di queste correnti di pensiero è l’Induismo che si sviluppò in India intorno al XIII secolo a.C. Diversamente dalla filosofia greca degli inizi che ha come principale oggetto di ricerca la conoscenza della natura e delle sue forze, la speculazione orientale si concentra soprattutto sui problemi esistenziali e religiosi. La filosofia viene concepita come “via della salvezza”.

RIFERIMENTI ALLA MATRICE INDUISTA DELLO YOGA

Induismo è il nome che gli arabi diedero all’insieme di credenze e comportamenti religiosi delle popolazioni della regione dell’Indo. Non ha storicamente un fondatore, né un’autorità centrale, e nemmeno una teologia e una filosofia dogmaticamente definite.

Nell’Induismo l’intuizione fondamentale è che la realtà è Una; il mondo, l’uomo, gli dèi, le cose che sono state, sono e saranno. Tutto questo è l’unica e medesima Realtà: “Tutto è Brahman”. Il Brahman, il conoscibile e insieme l’inconoscibile, l’onnisciente ed eterno, realtà suprema che include il tutto, fondamento dell’universo, fonte di ogni esistenza. «In verità tutto questo mondo è Brahman, ma Brahman trascende ogni possibile concetto umano». A esso si contrappone, in una formulazione solo apparentemente dualistica, l’Atman, il «Sé» universale, la realtà profonda dell’essere e quindi dell’uomo. Anch’esso è «uno», realtà fondamentale che tutto comprende, coscienza e consapevolezza, soggettivazione dell’universo.
Solo se si considera un fenomeno a sé stante, si può parlare di inizio e di fine, di nascita e di morte; ma il fenomeno stesso è sempre stato in seno al Brahman, e sarà in lui eternamente custodito.  L’Atman governa la realtà corporea e psichica (Prakrti) e lo spirito, Coscienza individuale, (Purusha) del tutto indipendente dalla materia. Il concetto dell’anima, anima individuale, è diverso da quello occidentale. L’anima non é immortale ma eterna, non è generata ma preesistente. Allora l’uomo non muore con la sua morte fisica? Non solo l’uomo non muore, ma in realtà egli non è mai nato.

L’Anima è come l’acqua del mare che può essere contenuta in un vaso di coccio immerso in esso. Alla rottura del vaso l’acqua contenuta ritorna al mare.

La vita è considerata come una circolarità senza progresso (Samasra “corrente”). L’anima incarnatasi in un corpo è destinata a seguire un ciclo continuo di rinascite, tentando di rincarnarsi ogni volta in una forma di vita superiore alla precedente, sino al ricongiungimento finale con l’Assoluto. Soltanto all’uomo è data la facoltà di ottenere la liberazione dal Samsara.  Alla morte dell’individuo permane un corpo sottile che non muore (Anima) che sosta prima di essere pronto ad iniziare una nuova vita, reincarnandosi in un altro corpo inferiore o superiore. Secondo la legge del Karma, legge della causa e dell’effetto che regola il ciclo della rinascita, la forma della reincarnazione dipenderà dalle qualità etiche delle azioni compiute in passato. Questo spiega l’ordinamento in caste della società indiana.

Tutta la filosofia-religione induista è basata sul tentativo di migliorare la vita e pur prendendo avvio da una visione pessimistica (la vita come sofferenza) giunge a una visione ottimistica dell’autosalvezza. Ogni individuo vive il suo ciclo nella sua fatalità e nessun intervento esterno può mutare il suo divenire.  Si può così meglio comprendere la passività apparente dell’indù e il non intervento dell’uno nella vita dell’altro. L’uomo, il singolo è il solo artefice del proprio destino nè gli dei nè gli uomini possono intervenire a suo favore, è lui stesso che con la sua devozione può risvegliare in sé le forze risanatrici del suo karma.  Ne consegue che l’etica nell’Induismo è ben diversa da quella occidentale. L’individuo deve comportarsi secondo le regole  per la sua salvezza che in fondo non è che il ritorno al mare dell’acqua del vaso.                              Ed è questo il motivo della ridotta importanza della metafisica, del non interesse per le scienze fisiche e per la storia come maestra di vita.

La liberazione dalle catene richiede un’accettazione radicale della transitorietà. Non una conoscenza teorica o metafisica, bensì una conoscenza diretta della profonda natura dell’inconsistenza di tutte le cose. La mente si trasforma solo mediante l’indagine personale, non mediante concetti applicati alla realtà.

Per vincere il dolore bisogna liberarsi dalla ruota dell’esistenza. È un processo che porta l’Atman a distaccarsi dal corpo trascendendo la semplice esistenza umana  per identificarsi con Brahaman. Il mondo empirico (Maya)  nella sua molteplicità è il velo che cela la verità, è la dimensione illusoria della percezione sensibile.  Anche la storia dell’umanità è solo apparenza, un cerchio infinito in cui tutto si ripete eternamente. lo stato del Brahman è  l’isolamento definitivo dell’anima da ogni contatto o suggestione dai vincoli della materia. Questo stato si consegue non con l’azione ma con la cessazione dell’azione.  La purificazione e la beatitudine completa raggiunta con questa fusione si può avere solo con la morte dell’individuo, ma in questa vita essa si può sperimentare tramite la meditazione e la pratica ascetica : lo Yoga.

LO YOGA

Lo Yoga classico affonda le proprie radici nel crogiuolo sociale e spirituale dell’India dei secoli VI-V a.C.                Un gruppo di mistici indiani delusi dai risultati delle pratiche rituali della religione antica iniziarono a sperimentare nuove strade spirituali. Questi Sramana (“colui che ricerca assiduamente la verità”) affermarono che la realizzazione del vero Sé poteva essere conseguita non attraverso rituali religiosi esteriori, ma tramite una diretta e costante indagine interiore del corpo e della mente. Questa tradizione divenne nota con il nome di Yoga – parola che in Sanscritto significa “aggiogare”, “unire”. Gli Sramana scoprirono che gli esseri umani sono intrappolati in una sottile rete di illusioni che diventano “catene” che inibiscono una chiara visione della realtà, e ci portano ad agire con modalità controproducenti. Nelle loro ricerche  hanno individuato il processo straordinariamente complesso per uscire dall’ingranaggio.  Mentre la cultura occidentale molto presto fu ossessionata dalla conoscenza e dalla filosofia come forme di trascendenza e controllo, gli Sramana stabilirono che la conoscenza di per sé era di scarso valore. Iniziarono invece ad interessarsi della saggezza. La saggezza è una comprensione che acquistiamo come risultato dell’osservazione e della percezione diretta del mondo: è una conoscenza pratica di come funziona la vita. In ultima analisi scoprirono che non conta ciò che sai, ma il modo in cui vivi.

Nella tradizione yogica ciò che importa è la ricerca, perché è la ricerca stessa che trasforma il nostro modo di vedere le cose. “NON CERCARE DI SEGUIRE LE ORME DEGLI ANTICHI; MA QUELLO CHE ESSI CERCARONO”  disse il poeta zen Matshuo Basho (1644-1694).  Per questo lo Yoga insiste nel darci non tanto risposte, quanto una via per trovare le nostre personali risposte. Come?

Colui che pratica lo Yoga (yogin) “mette il giogo” al proprio respiro, ai propri sensi e pensieri, per guidarli in direzione dell’unione mistica con l’Assoluto. Egli non rinuncia all’esercizio delle funzioni vitali, ma, al contrario,  elevando la sua vita fisiologica ad un livello di altissima coscienza, egli mobilita l’energia interna che gli fa raggiungere un grado superiore di sensibilità, e gli permette di governare i flussi del pensiero.

                                                                                                                Durante il II secolo d.C un grande saggio yoga chiamato Patanjali mise per iscritto i principi fondamentali di questa tradizione di saggezza. L’opera “Yoga Sutra” composta in 196 aforismi (sutra) ha rappresentato per quasi duemila anni l’esposizione definitiva della filosofia e della pratica dello Yoga. Patanjali afferma che ciò di cui gli esseri umani maturi hanno bisogno non è un’altra religione, bensì una pratica attendibile: un programma di formazione che può aiutare gli studenti fortemente motivati a realizzare le piene potenzialità dell’essere umano.

Per cui lo Yoga non è né una religione né un rituale; è una pratica, un addestramento, una mentalità.

Come sarebbe la nostra vita se potessimo esprimere tutte le potenzialità della mente e del corpo? Per almeno tremila anni gli yogi hanno condotto ricerche che hanno portato a importanti scoperte su percezione, attenzione, cognizione, motivazione, integrazione sensoriale, memoria, intuizione e volizione.  Già i primi yogi scoprirono che pochissimi sono gli uomini che sfruttano tutte le loro potenzialità. Ma la grande domanda esistenziale che si posero è: “Possono gli esseri umani imparare a essere felici e stare bene anche nei momenti difficili della vita?” Sì. Le radici della sofferenza quotidiana possono essere completamente estirpate affrancandosi da tutte le fonti di condizionamento che ci legano ai modi di pensare e di vivere limitati. Si giunge quindi ad una specie di libertà considerata normalmente impossibile: vivere un’esistenza pura in piena consapevolezza. È esperienza concreta che in molti casi la pratica dello yoga conduce ad un’esistenza con meno sofferenza, e in alcuni casi porta a profondi cambiamenti nel carattere.

A questo punto ci si domanda: Ha senso interferire con una tradizione originariamente prescritta per asceti e monaci erranti? Io penso di sì. Il suo nucleo è costituito da principi molto semplici che potenzialmente chiunque può comprendere ed utilizzare. E che lo sguardo retrospettivo verso le scoperte degli antichi sia anche uno sguardo rivolto all’interno di noi, che permetta l’espressione delle nostre autentiche possibilità di vita.

IL PERCORSO DELLO YOGA SI SUDDIVIDE IN:

Hatha Yoga (le prime 5 fasi di tipo ascetico) è il sofisticato sviluppo di pratiche fisiche sperimentate dagli yogi nel corso dei secoli che conducono al controllo totale del corpo e delle energie.                                                                             Raja Yoga (le ultime 3 fasi di tipo propriamente mistico).

Queste fasi costituiscono il Sentiero delle Otto Membra.

In Occidente viene comunemente identificato l’intero percorso dello Yoga con l’Hatha Yoga, perchè nella società occidentale il rapporto con lo Yoga non è mai stato strettamente relazionato alla religione (in particolare quindi all’unione dell’anima con il Signore), ma è sempre stato inteso come una disciplina che mira al semplice riequilibrio psicofisico dell’uomo e al raggiungimento di un generico stato di “benessere”.

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REIKI E MEDICINA OLISTICA

Il Reiki porta l’equilibrio l’energia universale con quella individuale,avviando un processo globale di guarigione.Ovviamente,parlare di riarmonizzarsi con la realtà,significa ben più che risolvere i propri problemi fisici ed emotivi.Significa riconquistare il senso più profondo della propria esistenza,imparare ad accettare ed interpretare il significato di ogni evento.Tutto questo è particolarmente prezioso nel mondo occidentale,abituato da troppo tempo a ragionare in forma analitica,scomponendo,sezionando,interpretando i singoli elementi e perdendo molto spesso di vista il quadro globale al quale appartengono.

La visione che scaturisce dall’approccio al Reiki è invece olistica globale:la Realtà è una e una sola,al di là delle diverse manifestazioni apparenti a livello di spazio e tempo,e di tale Realtà siamo una parte integrante e nient’affatto privilegiata.Il nostro corpo.la nostra mente,la nostra coscienza,non sono che aspetti,sfacettature di tale quadro.Il Reiki si manifesta attraverso l’amore:se comprendo fino in fondo che io e il mio prossimo siamo una sola cosa e non posso fare a meno di amarlo come me stesso.

Praticare Reiki vuol dire imparare ad essere canali,e lasciar agire la Realtà;e riuscirci significa aver innescato un grosso processo di guarigione e di maturazione dentro di noi.Il Reiki propone all’individuo di farsi canale,di permettere all’energia di scorrere attraverso di lui per arrivare dove più è necessaria.Da questo punto di vista il Reiki è semplice:non ci sono nozioni complesse da memorizzare o da comprendere,l’esperienza viene gestita molto più dal cuore che dalla mente.

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I PRINCIPI DEL REIKI

PER OGGI

NON TI PREOCCUPARE

PER OGGI

NON T’INQUIETARE

ONORA I GENITORI

I MAESTRI E GLI ANZIANI

GUADAGNA DA VIVERE ONESTAMENTE

MOSTRA GRATITUDINE A TUTTI GLI ESSERI VIVENTI

 

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BAGNO DI GONG

Giovedì 26 gennaio “LA VIA DEL GONG”
La vibrazione dell’Universo e lo straordinario potere del “Bagno di Gong”
Massimo Piazza Gong Master
Centro Culturale “La Crociata” ore 21,00
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PAOLA GRASSO

Paola Grasso, nata a Monza nel 1976

Nel 1995 consegue la qualifica di estetista alla scuola per estetiste P.B.S con la valutazione di 7/10.

Giovanissima inizia il suo percorso di estetista,diventando nel 2000 responsabile dell’Evolution con sede a  Lissone (MB)

La sua esperienza in ayurveda inizia nel 2004 quando  frequenta il primo corso dell’azienda Lakshmi tenuto dal Maestro Giovanni Crescione e inizia a lavorare nel centro ayurveda Oshadi di Cernusco sul Naviglio (MI)

In breve tempo l’entusiasmo procurati dal successo con i suoi clienti a Cernusco la spinge verso gli aspetti scientifici dell’ayurveda e nell’Ottobre del 2005 intraprende il regolare corso di studi quadriennale per terapista ayurveda presso la scuola Ayurvedic Point di Milano.

 Conclude il corso di studi nel Giugno 2009 discutendo la tesi dal titolo :”Obesità:interazione mente corpo e conseguenze per i dhatu e per l’ahamkara”, uno sguardo su come l’obesità influisce sulla trasformazione dei tessuti del fisico e sulla psiche.

Contemporaneamente effettua studi di approfondimento presso la scuola SNA di Oushadhasala in Thrissur (kerala,India)

Amplia la sua formazione seguendo vari seminari di argomenti scientifici tra cui:

Dott A.N. narayan Nambi 2006, 2007, 2008, 2009

Il cibo in Ayurveda e la relazione con il corpo e la mente 2006, 2007, 2008, 2009

Attualmente lavora tra Monza e sarzana, collaborando co il medico ayurveda Dott.Antonio Morandi

 

 

 

 

 

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Trattamenti Ayurvedici

  • Colui che vede tutti gli esseri in sè
    e se stesso in tutti gli esseri
    non prova più odio

Isha Upanishad

MEDICINA AYURVEDICA

Il termine Ayurveda deriva dal sanscrito, antica lingua indiana, e più precisamente dall’unione di due parole Ayu e Veda. Il termine Veda indica la conoscenza mentre Ayu sta ad indicare “vita”, quindi Ayurveda intesa come Scienza della conoscenza della vita.
La vita viene intesa come una continua interazione tra corpo, organi di senso, mente, anima. Negli ultimi anni, nel mondo della medicina si è diffusa una nuova parola “psiconeuroimmunologia”, che definisce la relazione esistente tra il corpo e la mente e i loro effetti sul sistema immunitario. Ma la relazione tra corpo e mente, era già stata descritta migliaia di anni fa nei trattati classici e testi di Ayurveda, nei quali sono contenuti conoscenze mediche che nel campo della medicina occidentale risalgono solo agli ultimi decenni.

Scopi

L’Ayurveda si prefigge quattro scopi fondamentali: prevenire le malattie, curare la salute, mantenere la salute, promuovere la longevità.

Il concetto di salute viene considerata come condizione naturale dell’uomo, mentre la malattia è vista come un allontanamento da una condizione di normalità.

L’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fatto letteralmente proprie questa parole nella sua definizione di salute: “La salute è uno stato di pieno benessere fisico, psichico e sociale”.

Uno dei principi fondamentali dell’Ayurveda è quello secondo cui l’uomo è considerato una miniatura della natura: la natura è il macrocosmo, l’uomo il microcosmo e ciò semplicemente significa che i principi presenti nella natura sono gli stessi presenti nell’uomo.
Tutti i Cinque Elementi di base che compongono l’Universo, etere/spazio, aria, fuoco, acqua e terra, si esprimono con modalità differenti nella formazione degli esseri viventi, determinandone origine e strutture. In base a questo principio è possibile quindi usare, se lo conosciamo, tutto ciò che è presente nell’universo al fine di curare le malattie.

La finalità che l’Ayurveda si propone, come tutte le scienze orientali, è di raggiungere un equilibrio delle energie del corpo e della mente. Tali energie derivano da una combinazione variamente articolata dei Cinque Elementi di base e vengono espresse nei tre principi chiamati Dosha.

Definizione dei Dosha

Con una definizione molto semplice possiamo definire tali principi come espressioni bioenergetiche che, per struttura e caratteristiche proprie, governano le funzioni psico-fisiologiche dell’individuo. Secondo l’Ayurveda individuo è l’espressione unica ed irripetibile della combinazione di questi tre principi fondamentali (dosha): Vata, Pitta e Kapha, la cui prevalenza identifica varie tipologie costituzionali.
Con il termine Vata Dosha stiamo ad indicare il principio nato dalla combinazione di Etere ed Aria, è un principio di movimento e nel corpo presiede a tutte le funzioni del sist. Nervoso e governa tutto ciò che si muove.
Con il termine Pitta Dosha indichiamo il principio nato dalla combinazione di Fuoco ed Acqua, è il principio del calore e della trasformazione e governa tutti i processi digestivi e di trasformazione.
Con il termine Kapha Dosha indichiamo il principio nato dalla combinazione di Acqua e Terra, è il principio della coesione e stabilità, presiede alle funzioni del sist. Immunitario ed è responsabile dellastrutturadelcorpo.

Spesso solo uno o due dosha predominano ed influenzano la nostra personalità e costituzione fisiologica. La costituzione individuale o Prakriti è quindi determinata dalla composizione e prevalenza dei singoli dosha ed è ciò che individua non solo il nostro assetto psicofisico ma anche le predisposizioni individuali verso squilibri e malattie; per semplicità di esposizione possiamo assimilare la Prakriti ad una sorta di genoma ayurvedico. La conoscenza della nostra costituzione, o Prakriti, è quindi di primaria importanza per una gestione consapevole della nostra vita e quindi della nostra salute.

Il bilanciamento dei dosha può essere considerato come un ordine naturale, quando questo ordine è disturbato, si crea uno squilibrio che viene visto come disordine. La salute è ordine, la malattia è disordine. Negli organismi c’è una costante interazione ed alternanza fra ordine e disordine, fra equilibrio e squilibrio. Errate abitudini, stile di vita, alimentazione, stress e repressione emozionale possono agire sbilanciando l’equilibrio dei dosha di un’individuo, questi “aggravandosi” producono un’alterazione del metabolismo e della fisiologia dei tessuti che porta alla produzione ed accumulo di Ama o tossine.
Queste tossine entrano in circolo e si distribuiscono in tutto l’organismo bloccando i canali che secondo l’ayurveda collegano funzionalmente tutti i tessuti corporei. L’intossicazione influenzerà progressivamente l’organismo a tutti i livelli, energetico, immunitario e metabolico portando all’espressione della malattia. Ogni malattia è quindi l’espressione di un’accumulo di Ama o tossine.
In termini biomedici occidentali queste tossine o Ama, per le loro caratteristiche, possono trovare un’identificazione nei radicali liberi, considerati dalla medicina occidentale fra i principali resposabili di ogni malattia e dei fenomeni degenerativi dell’invecchiamento.

L’Ayurveda indica quindi come chiave alla prevenzione alle malattie ed all’invecchiamento l’eliminazione delle tossine accumulate ed la limitazione della loro futura formazione, questo sia attraverso l’adozione di appropriate abitudini alimentari e routine di vita sia attraverso particolari trattamenti. Il medico ayurvedico riesce a valutare, attraverso le metodologia diagnostiche ayurvediche in cui l’esame del polso riveste un ruolo principale, il disequilibrio negli stadi iniziali, prima dell’espressione sintomatica conclamata, e può pertanto intervenire anche preventivamente fornendo indicazioni specifiche sulle migliori abitudini di vita ed alimentari e sui rimedi atti a ristabilire l’equilibrio psicofisico necessario a mantenere lo stato di salute.

La Cura

Le tecniche di cura adottate dalla Medicina Ayurvedica sono svariate e comprendono azioni volte al riequilibrio sia del corpo che della mente e delle loro relazioni con l’ambiente. In breve possiamo individuare una serie di azioni attraverso corpo: nutrizione, utilizzo di piante medicinali, trattamenti fisici esterni quali massaggi (abyangam) effettuati con oli e tecniche particolari, terapie disintossicanti, tecniche di purificazione e asana yoga.
L’Ayurveda è quindi in realtà molto di più di una semplice medicina, essa indica piuttosto un indirizzo di vita all’insegna della regolarità ed armonia dello stile di vita, espresso nei suoi tre componenti fondamentali ossia: attività, nutrimento e riposo.

TRATTAMENTI AYURVEDICI

I trattamenti ayurvedici sono diversamente articolati, considerano la costituzione individuale (Prakriti) e lo stato di equilibrio dei Dosha, vengono il più delle volte affiancati alla terapia medica ayurvedica, affinchè l’approccio al riequilibrio psico-fisico sia completo e mirato.

Le sostanze utilizzate nei trattamenti sono varie ma essenzialmente a base di oli erbalizzati e polveri medicate che variano secondo lo squilibrio e la costituzione doshica della persona. Gli stessi trattamenti, ma applicati con oli a specifiche proprietà, hanno quindi effetti diversi.

Numero di trattamenti, sostanze utilizzate e frequenza, vengono quindi determinati su base della necessità individuale.

Sono previsti trattamenti completi (della durata di circa 60’ o più) e parziali (della durata di circa 40’) oltre a particolari procedure la cui durata può essere variabile.

Alcuni trattamenti prevedono alla fine un’applicazione semplice di Svedana (bagno di vapore ayurvedico).

Vi sono specifici trattamenti che vengono effettuati solo dietro prescrizione medica.

TRATTAMENTI PARZIALI

MUKHABHYANGA trattamento ayurvedico per il viso

Pacificante dei Tre Dosha, anche se in particolare allevia Vata Dosha,

Secondo gli oli medicati scelti e variando le manualità, Mukhabhyanga risulta di utile complemento nel trattamento della rigidità muscolare del viso, della tensione alla mandibola e  nella paralisi facciale poiché da nutrimento ai nervi.

Durata 40’ circa

PADABHYANGA trattamento ayurvedico per i piedi

Pacificante dei Tre Dosha, rilassante, ha un’azione sui punti Marma e relativi apparati ad essi collegati, cura la rigidità e migliora la flessibilità articolare, contrasta l’intorpidimento, è un riattivante della circolazione, utile per i piedi gonfi e la ritenzione alle estremità, previene e cura la secchezza dei piedi
agisce sul 1° Chakra

Durata 40’ circa

HASTABHYANGA trattamento ayurvedico per le mani

Pacificante dei Tre Dosha, rilassante, azione sui punti Marma e relativi organi ed apparati ad essi collegati, ammorbidente, allevia stanchezza e stress, utile per le persone anziane e per chi esegue lavori manuali

SHIROABHYANGA trattamento ayurvedico per la testa

Appartiene alle Terapie Snehana della testa (terapie dell’oleazione)
Contrasta la caduta dei capelli, la forfora, l’ingrigimento precoce, l’alopecia, utile per l’insonnia, il calo di energia, l’ansietà, il mal di testa (generico), utile per i disturbi a carico degli organi di senso, aiuta la memoria debole, dona stabilità

Benefici:

miglioramento dello stato di capelli e cuoio capelluto, prevenzione della caduta dei capelli e della forfora, rilassamento e chiarezza mentale. aumento della vista, miglioramento della qualità del sonno
Durata 40’ circa

TANDABHYANGA massaggio al dorso

Trattamento parziale dedicato al dorso, agisce pacificando il principio di Vata quindi è indicato per le contratture muscolari, gli stati di affaticamento, le tensioni da stress mentale e posturale, agisce  in profondità sui canali energetici (Nadi) e sui punti marma, con un’azione equilibrante ed armonizzante, utile per aumentare la circolazione del Prana.

Durata 40’ circa

GRIVA ABHYANGA Trattamento per la zona cervicale

Trattamento parziale dedicato alla zona cervicale ed alle spalle, è indicato per le contratture muscolari, le sintomatologie dolorose del rachide cervicale, gli stati di affaticamento, le tensioni da stress mentale e posturale, il mal di testa.

Durata 40’ circa

SIRO PICHU trattamento snehana per la testa

(necessita di prescrizione medica)

Appartiene alle Terapie Snehana della testa (terapie dell’oleazione)

Pacificante di Vata e Pitta Dosha.

E’utile per ridurre in genere le infiammazioni della testa e del viso, idrata il cuoio capelluto, fortifica gli organi di senso, è eccellente per curare l’epistassi, la rigidità dei muscoli oculari e della testa, nutre i tessuti, allevia ansietà e tensione psico-fisica.
Agisce sul 6° Chakra.

Durata 40’ circa

NETRA BASTI trattamento di pulizia e purificazione degli occhi

(necessita di prescrizione medica)

Pacificante di Vata e Pitta Dosha

Indicato per alcuni specifici problemi oculari, rinfresca e ringiovanisce le palpebre e tutta la zona circostante, allevia la stanchezza e gli arrossamenti; rinforza i muscoli dell’occhio, migliora la vista, allevia la rigidità oculare, indicato anche per la secchezza oculare. Può essere preceduto da specifici lavaggi oculari

Durata 30’/40’ circa – I tempi di riposo dopo questo trattamento vengono qui aumentati, poiché gli occhi non devono sforzarsi né subire stress di alcun genere.

KARNA PURANA trattamento di pulizia e purificazione delle orecchie

(necessita di prescrizione medica)

Pacificante di Vata Dosha

E’ usato per curare dolori ed indolenzimenti che riguardano in realtà tutto il corpo, utile per l’eccesso di cerume, il mal di testa, i dolori al collo ed alla mandibola, migliora l’udito e stimola gli organi di senso, allevia gli acufeni e calma la mente.

Durata 30’ circa

NASYA trattamento di purificazione profonda delle vie aeree superiori

(necessita di prescrizione medica)

Nasya appartiene ad una delle cinque procedure del Panchakarma

Le sue indicazioni sono varie e dipendono dalle sostanze utilizzate poiché il suo effetto può essere “nutriente” o profondamente “essiccante”, in genere comunque viene utilizzato per pacificare Kapha Dosha.

Alcune indicazioni comuni sono: eccesso di muco, mal di testa, tensione della mandibola, mal d’orecchi, secchezza del viso, sinusite, il trattamento stimola la vista, diminuisce l’ansia e migliora il sonno, stimola il cervello, rinforza viso collo, spalle, torace e migliora il ritmo del respiro.

Viene preceduto da massaggio al viso e trattamento locale di calore.

Durata 40’ circa

TRATTAMENTI COMPLETI


SARVANGA ABHYANGA

Allevia Vata e Pitta Dosha, secondo gli oli utilizzati.

Trattamento completo di tutto il corpo secondo lo stile dell’India del Sud (Kerala) sono previste 7 posizioni in cui ricevere il trattamento.  Migliora la flessibilità di tutto il corpo, il tono muscolare, dà luminosità alla pelle, stimola il sistema immunitario, disintossica l’organismo. Diminuisce lo stress ed allevia i segni dell’invecchiamento precoce. Aiuta a migliorare la circolazione negli Srotas migliorandone gli scambi energetici terapie Svedana più specifiche.

Durata 60’ circa


UBATAN
Trattamento di purificazione profonda di tutto il corpo

Migliora la circolazione linfatica e sanguigna, stimola il ricambio metabolico della pelle consentendo una ottimale eliminazione delle tossine.

E’un peeling naturale ma anche un massaggio profondo, dalle proprietà nutritive e rinvigorenti.

Indicato anche come preparazione di un ciclo di trattamenti. Vengono utilizzati ingredienti semplici e naturali quali: olio di sesamo, yogurt, farina di ceci, curcuma, ect…

Durata 60’ circa

MARMA ABHYANGA trattamento dei punti energetici Marma

Il trattamento dei punti Marma è una pratica molto antica di cui troviamo traccia scritta e semplice sistematizzazione nell’antico testo Sushruta Samhita. Da non confondere o paragonare al sistema dei punti shiatzu o ai punti energetici utilizzati in agopuntura. La conoscenza dei punti Marma viene utilizzata in India in diversi ambiti. E’ considerato un trattamento di riequilibrio energetico dei 107 punti che sono situati in tutto il corpo. Stimola le energie di difesa e riporta equilibrio all’intero sistema. Migliora la circolazione energetica delle Nadi e degli Srotas. Ha relazioni specifiche con i Dosha ed i Sub-Dosha. Utile nei deficit immunitari, negli stati di stanchezza e stress prolungato. Aiuta il complesso corpo-mente a ritrovare il proprio naturale stato di equilibrio.

Durata 60’ circa

NADI ABHYANGA trattamento energetico per le Nadi

Le Nadi sono i canali energetici che trasportano il Prana e quindi il nutrimento in ogni parte del corpo, le principali Nadi sono 14, ed in questo particolare trattamento vengono adeguatamente stimolate. L’uso principale delle terapie ayurvediche è rivolto alla pacificazione degli organi motore e di senso; i testi classici di Âyurveda  dichiarano che è il principio di Vata il responsabile primario degli squilibri ed il trattamento delle Nadi è in diretto contatto con la pacificazione di Vata.

Durata 60’ circa


VYANA VAYU ABHYANGA trattamento per il miglioramento della funzionalità arteriosa


(necessita di prescrizione medica)

E’ indicato per il miglioramento della circolazione arteriosa e per un ottimale trofismo dei tessuti. Viene utilizzato negli stati di deficit circolatorio, aiuta nel riequilibrio di Vyana Vayu. E’ un trattamento che dona forza ed energia.

Durata 60’ circa

NALA ABHYANGA trattamento per il miglioramento della funzionalità venosa

(necessita di prescrizione medica)

E’ indicato per il miglioramento della circolazione venosa e linfatica, la rimozione delle tossine, allevia la stanchezza, la ritenzione idrica ed il gonfiore, rimuove la stasi sanguigna e linfatica.

Durata 60’ circa

SHIRODHARA Trattamento snehana della testa

(a base di olio tiepido o liquido erbalizzato)

(necessita di prescrizione medica)

E’ una specifica ed importante terapia medica ayurvedica, spesse volte purtroppo confusa con una semplice tecnica di rilassamento. In realtà oltre alle indicazioni più superficiali, agisce profondamente portando equilibrio a tutti i Dosha perturbati (è un trattamento utile per tutti i tre Dosha secondo le sostanze usate). Ma proprio perché agisce in maniera profonda non sempre il processo di riequilibrio è indenne da fasi critiche. In linea generale è comunque indicato per tutti i disturbi della testa, squilibri emozionali, psichici e degli organi di senso. Agisce sul 6° Chakra nel ripristino dell’equilibrio psico-fisico. Il trattamento prevede l’utilizzo di diversi oli e/o sostanze erbalizzate secondo le necessità individuali.

Allevia il mal di testa, l’insonnia, l’ansia, purifica gli organi di senso, indicato per la fatica e l’ esaurimento mentale. Viene indicato anche per specifiche patologie dermatologiche. Ha azione su tutto il corpo. Ha specifiche ed importanti controindicazioni.

Durata 60’ circa

UDVARTANA

Trattamento di tutto il corpo con l’utilizzo di  polveri di erbe

(necessita di prescrizione medica)

Riduce l’eccesso del tessuto adiposo, migliora la qualità della pelle, elimina i cattivi odori e l’eccesso di sudorazione, utile per l’iperidrosi, migliora la circolazione sanguigna  e linfatica, attiva gli scambi fra i Dhatu. Rimuove le tossine (ama)

Durata 60’ circa

BASTI  (lett. tradotto basti significa “trattenere/mantenere”)

(necessita di prescrizione medica)

Ritenzione di olio medicato specifico in varie regioni del corpo secondo necessità ed indicazione medica.

I benefici sono specifici alle varie zone trattate, e sempre in termini di pacificazione dei Dosha perturbati che si esprimono attraverso qualità differenti secondo le zone del corpo.

KATI BASTI zona lombare (ernie, tensioni muscolari ecc)

URO o HRIDAYA BASTI zona toracica (indicazioni specifiche per la regione cardiaca)

JIVA BASTI cavità della gola e bocca

GRIVA BASTI zona cervicale

JANU BASTI ginocchia

UDAR o NABI BASTI regione dell’addome (allevia Vata)

SHIROBASTI testa

UTTARA BASTI (zona genitale) irrigazioni vaginali ed uretrali

NIRUHA BASTI e ANUVASANA BASTI (enteroclismi a base di decotti di erbe ed oli erbalizzati)

Durata da definire secondo il tipo di trattamento


PINDA SVEDA

(necessita di prescrizione medica)

Trattamenti del calore

Tamponamenti con fagotti caldi di riso e/o erbe appropriate, ad azione purificante e fortificante per tutti i tessuti del corpo. Preceduti da Abhyanga completo.

In generale i trattamenti promuovono la vitalità, sono disintossicanti e mantengono liberi gli Srotas (canali), sono inoltre indicati per i disturbi a carico del sistema nervoso e motorio. Le indicazioni sono specifiche secondo le sostanze utilizzate e la prescrizione medica.

Durata da definire secondo il tipo di trattamento

Terapia ayurvedica con il calore, trattamento di disintossicazione, rimozione di Ama e rinnovamento cellulare. Indicato come completamento di diversi trattamenti, non eseguibile da solo.

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Kundalini yoga

Il Kundalini yoga si collega in parte al Raja yoga che allo Hatha yoga.Questa via di realizzazione si avvale di tecniche psico-fisiche il cui fine è il risveglio di Kundalini,energia  latente avvolta in tre spirali e mezzo alla base della colonna vertebrale arrotolata come un serpente.

Chi pratica Kundalini yoga risveglia la propria energia (riconducibile alla sfera sessuale),con particolari tecniche,soprattutto con dei particolari pranayama.

Questa energia sale verso i centri del corpo sottile,chiamati Chakra,fino al raggiungimento del Chakra più elevato,chiamato il loto dei mille petali,che si trova alla sommità del capo.Quando accade questo si ha l’illuminazione.

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